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Ritrarre 'Via Libia' a Bologna, in Italia

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Il ponte di 'Via Libia' ci avvicina. La sua storia, tra passato e presente, raccontata da Cantieri Meticci.

Il Ponte di Via Libia. A un centinaio di metri dalle torri di Tange, sede legislativa e amministrativa della Regione Emilia-Romagna, e dalla fiera, cuore commerciale della città; una zona di transito verso tangenziale, autostrada, centri commerciali, a un passo dalla zona universitaria e dal centro di Bologna. Il Ponte di Via Libia corre lungo il limite orientale della cosiddetta “Cirenaica”, un quartiere ricco di Storia e di storie: gran parte del suo tessuto urbano è nato negli anni Venti dello scorso secolo, quando l’Italia era lanciata in una fallimentare avventura coloniale. E la sua toponomastica riecheggiava appunto i nomi esotici delle città conquistate dall’altra parte del mare: Via Tripoli, Via Bengasi, Via Zuara. Al termine della Seconda Guerra Mondiale, a rimozione di un passato fascista da dimenticare, le strade del rione hanno cambiato volto, per essere intitolate a patrioti ed eroi caduti per la liberazione di Bologna: Paolo Fabbri, Giuseppe Bentivogli, Massenzio Masia… Solo 'Via Libia' è rimasta, come un rimosso che ritorna.

Quando abbiamo chiesto ad Abraham di indicarci un luogo importante nella sua personale mappa urbana, non ha avuto dubbi: “il Ponte di Via Libia”, ci ha risposto. “Anzi, sotto il Ponte di Via Libia”. Abraham viene dall’Eritrea, emblema di un’altra avventura coloniale da dimenticare. È arrivato a Lampedusa circa cinque anni fa, alla fine di un viaggio lungo e faticoso. Per sfuggire all’obbligo di leva permanente che vige nel suo Paese, ha attraversato clandestinamente il confine, raggiungendo il Sud Sudan, e da lì non si è più fermato. Ha conosciuto il deserto, le carceri libiche e una traversata del Mediterraneo tutt’altro che agevole. E una volta arrivato a Bologna, non ha smesso di lottare per la libertà del suo popolo.

Dopo aver conseguito lo status di rifugiato politico, Abraham ha iniziato ad adoperarsi per dare supporto ai migranti che ogni anno arrivano in città. Il Ponte di Via Libia è per lui un luogo-simbolo. “Arrivavano molte persone, soprattutto ragazzi, anche molto giovani, e non sapevamo dove metterli per dar loro un riparo dal freddo”, ci racconta. “Molti avevano passato mesi in Libia, erano abituati a vivere nascosti, in attesa di un’occasione per partire. Gli spazi sotto il ponte erano per loro un luogo sicuro, dove dormire, ripararsi e organizzarsi in una piccola comunità informale”.

All’inizio solo un rifugio, oggi i locali sotto il Ponte di Via Libia sono diventati un luogo di solidarietà attiva e dal basso, grazie al lavoro volontario di tanti cittadini vecchi e nuovi.

 


Abraham Tesfai è membro dei Cantieri Meticci dal 2015. Ha partecipato come attore agli spettacoli “Gli Acrobati” e “L’Arte della Fuga” e collabora attivamente al progetto Quartieri Teatrali, laboratori artistici diffusi in diversi quartieri della città di Bologna.

Intervista, video e immagini – Alessia Del Bianco